L’ORECCHIO CHE NON C’E’
Qualcuno diceva che era una specie di
Salvador Dalì per via di quei baffi, e io sapevo che era invece un leone,
e in tanti si interrogavano sull’infanzia e sugli anni della giovinezza
passati al seguito del padre esploratore in Africa, ma c’era ben altro, e
in effetti in Samuele Arcangioli, intuitivo sostenitore della più
grandiosa idea espressa dall’uomo, quella dell’unità delle cose, c’è
ancora molto da scoprire… e la sua esperienza in questa direzione è
determinata e forte, parla della vita di una tavola di legno e dello
spirito che già la impregna prima che vi si fondino i colori dell’arte, e
poi dell’uomo e dell’animale, dell’anatomia e dell’emozione, della materia
e dell’anima… e che in lui ci sia un leone, se qualcuno ricorda, io
l’avevo detto subito, alla prima apparizione, ed ecco adesso la conferma,
questo autoritratto, e scriverò qui solo di un particolare, di quell’orecchio
che non c’è, o che sembra non esserci, di quell’orecchio che Van Gogh in
un gesto chiamato di follia si era apparentemente tolto dal viso,
l’orecchio dell’artista… e fate caso a quando parlate con loro, non sono
sempre fra le nuvole? Infatti gli artisti ascoltano con un solo orecchio e
l’altro sembra sordo, ma in realtà, ci dice Samuele, è immenso, fuoriesce
dalla tavola, perché immenso è il bisogno di conoscere, di amare, e di
essere un tutt’uno con l’unità delle cose. |

Autoritratto
olio su tavola 90 x 125 |